Nuovo comunicato delle Reti Associative contro le Cittadelle della disabilità

30/01/2017

Che cosa sta succedendo nella nostra regione? Che cos'è questa rincorsa all'indietro, questa corsa alla re-istituzionalizzazione alla quale stiamo assistendo? Dove sono finite le tante persone che  che si sono battute negli anni per portare avanti idee di 
uguaglianza e di libertà, idee di vera opportunità per tutti, specialmente per i più deboli. Che cos'è e a chi giova questa voglia di tornare agli istituti, a quegli istituti che credevamo di aver allontanato per sempre dalla vita dei nostri figli. A Pisa è stato inaugurata istituto che conterrà a regime 100 persone disabili. Vicino Pisa si chiuderà una casa famiglia dove vivevano 10 persone disabili che saranno spostati nell'istituto. Spostati come pacchi, sradicati dalla loro vita e dalla loro storia. A Empoli il progetto è per un istituto per 70 persone

 

Veemente la risposta delle Reti Associative Toscane: Dipoi – Fish Toscana – Coordinamento toscano associazioni salute mentale - Fand Toscana che sono intervenute in questa vicenda con un comunicato.

Autismo Toscana sostiene e fa proprio questo comunicato: Leggi il comunicato

 

PISA/ Le Reti delle associazioni contrarie alla re-istituzionalizzazione

 

Frilli, Vivanti, Del Carlo e Quatraro: «No a processi di reistituzionalizzazione delle persone disabili. A Pisa con “Le Vele” l’ennesimo esempio di cittadella della disabilità. La Fondazione faccia ciò che vuole. Servizio pubblico e associazioni vanno in un’altra direzione»

 

«Inutile girarci intorno: il centro per disabili “Le Vele” per il dopo di noi appena inaugurato nel comune di
San Giuliano Terme è il classico esempio di re-istituzionalizzazione delle persone con disabilità. È difficile
vedere diversamente un’unica struttura che accentrerà 100 persone disabili in una zona semi rurale e
periferica. Struttura figlia di un approccio culturale vecchio e superato dalla storia, in totale contraddizione
sia con la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità - e con la specifica raccomandazione n. 40
b) dell’Onu all’Italia “di reindirizzare le risorse dall’istituzionalizzazione a servizi radicati nella
comunità” - sia con i documenti conclusivi delle Conferenze nazionale e regionale sulla disabilità dello
scorso settembre a Firenze, che con il Piano socio-sanitario della Regione Toscana».
È la posizione netta che prendono Patrizia Frilli [Dipoi], Donata Vivanti [Fish], Gemma Del Carlo [Salute
mentale] e Antonio Quatraro [Fand], presidenti delle quattro reti delle associazioni e fondazioni toscane che
si occupano di disabilità.
«A Pisa come a Empoli, con il progetto Terrafino, ancora per fortuna non realizzato – aggiungono i quattro
presidenti - si sta tentando di tornare indietro, e il nostro sospetto è che, purtroppo, le persone disabili siano
solo il pretesto per organizzare in modo efficiente il potenziale grande business del dopo e durante noi.
Puntando a formule di confinamento delle persone disabili in nuovi e moderni “istituiti”, che nulla hanno a
che vedere con la qualità della vita di chi ne diventerà utente.
Fish, Dipoi, Fand e Coordinamento della salute mentale continueranno a battersi per un modello d’intervento
alternativo, basato per il dopo di noi su piccole comunità di tipo familiare inserite nel tessuto sociale o unità
di vita con sostegno, diurni aperti e inclusivi, qualità delle relazioni umane e coinvolgimento delle famiglie.
E non ci venga risposto, per favore, che questo modello è utopico e costoso. Perché sono decine le realtà che
nella nostra Regione stanno dando concretezza a queste idee.
La Fondazione Dopo di Noi di Pisa ha il diritto di fare quel che vuole, e di spendere i suoi 20 milioni di Euro
come ritiene opportuno. Nulla quaestio.
Quello che vogliamo sapere a questo punto, è cosa intende fare la Regione Toscana con le risorse pubbliche.
Che a nostro avviso, coerentemente con gli atti d’indirizzo regionale, devono essere indirizzate in tutt’altra
direzione.
L’assessore a welfare e salute Stefania Saccardi ha sempre sostenuto nei tavoli di confronto e nelle pubbliche
iniziative che la Regione Toscana è impegnata a promuovere l’inclusione sociale delle persone disabili e la
responsabilizzazione delle famiglie attraverso le associazioni e le fondazioni di partecipazione. Approccio
più volte confermato dal presidente Enrico Rossi. E totalmente condiviso dalle nostre reti associative.
Già all’inizio della prossima settimana – concludono Frilli, Vivanti, Del Carlo e Quatraro - ci
saranno incontri a Firenze per capire come saranno utilizzate le risorse assegnate alla Toscana dal Governo
con la legge 112/2016 sul dopo d noi, che sono state raddoppiate dalla Regione. Anche se il tema è generale
e riguarda la destinazione di tutte le risorse pubbliche delle politiche per la disabilità spese nelle zone

 


 

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