È la magistratura la nuova frontiera per i diritti dei nostri figli?

Una vittoria in tribunale di una persona con disabilità, una sconfitta della politica e della comunità

2 aprile 2018. Siamo nuovamente alla giornata mondiale della consapevolezza dell’autismo, un altro anno è passato nel tentativo di dare risposta ai diritti dei nostri figli. Diritti, non bisogni, diritti per migliorare, per realizzare la loro vita, in libertà e non per migliorare le loro condizioni di salute. I nostri figli, e non ci stancheremo mai di dirlo,  sono persone, con diritti uguali a tutti noi e non oggetti da riparare, curare, proteggere perché rotti. Un altro anno è passato a cercare di dare risposta ai bisogni e alle legittime aspettative di ciascuna persona con disabilità,  nel rispetto della propria autonomia e capacità di autodeterminazione, cercando  di individuare il ventaglio di possibilità, servizi, supporti e sostegni, formali (istituzionali) e informali, che possono permettere alla stessa di migliorare la qualità della propria vita, di sviluppare tutte le sue potenzialità, di poter partecipare alla vita sociale, avere laddove possibile una vita indipendente e poter vivere in condizioni di pari opportunità rispetto agli altri. Un altro anno a fuggire da facili soluzioni precostituite anche se architettonicamente moderne: di quelle soluzioni come si dice che sembra che c’è tutto e invece non c’è nulla, perché manca la vita libera ed autodeterminata e sono in realtà un moderno istituto. Intorno al 2 aprile si accendono di blu i riflettori  sui nostri ragazzi. Poi si spegneranno ancora e noi saremo più stanchi e più frustrati. Si tornerà, dopo le mille promesse di un giorno, a negare il diritto di chiedere, di desiderare, il diritto di vivere.

 

Spesso però la cronaca detta la scaletta e lo può fare anche per l’ editoriale di un’associazione. Ecco che è necessario e doveroso parlare di un’importante sentenza del TAR  Toscana pubblicata il 26/03/2018 che riconosce ad un ragazzo con disabilità autistica il diritto di essere iscritto alla prima classe di un istituto superiore di Empoli. L’iscrizione era stata negata da due istituti scolastici empolesi sulla base del fatto che la classe corrispondente all’indirizzo di studio legittimamente scelto dal ragazzo aveva più di venti studenti. Il TAR ha affermato che la disposizione di legge (art 5 comma 2 del DPR 81/2009) che prevede che,di norma, le classi iniziali che accolgono  alunni con disabilità siano costituite da non più di venti alunni è volta a favorire l’inclusione scolastica delle persone con disabilità e non certo a limitarla. Le istituzioni scolastiche hanno l’obbligo di garantire la piena inclusione agli alunni con disabilità. Il TAR ha affermato che il legislatore, stabilendo che le classi in cui è presente un ragazzo con disabilità siano “di norma” costituite da non più di venti alunni, ha voluto “ introdurre un criterio e una linea guida nella formazione delle classi, affinché queste ultime siano definite nel modo più omogeneo possibile, avendo tuttavia sempre a riferimento l’obbligo prioritario dell’amministrazione di operare al fine di rimuovere gli ostacoli all’integrazione sociale e all’inclusione scolastica...”  degli alunni con disabilità.

Il TAR Toscana quindi afferma che l’indicazione di formare classi di non più di venti alunni, nel caso di presenza di un alunno con disabilità, non costituisce un limite tassativo e inderogabile laddove tale criterio pregiudichi l’iscrizione dell’aspirante alunno. Quanto sopra in forza delle numerose norme del nostro ordinamento volte ad agevolare la frequenza scolastica delle persone con disabilità.  

 

Questa sentenza rende giustizia ad una famiglia che, per vedere riconosciuto il diritto del proprio figliolo a scegliersi la scuola, ha dovuto rivolgersi alla magistratura.


È la magistratura la nuova frontiera della ricerca del diritto dei nostri figli?


È questo che si troveranno costrette a fare le famiglie per vedere riconosciuti i diritti dei propri figli?

 

E quando la famiglia ha deciso di intraprendere, con grande presumibile difficoltà,  la via legale, nessun ripensamento da parte delle amministrazioni scolastiche. Nessun dubbio, nessuna riflessione sulla loro condotta, nessuna difficoltà a scatenare la loro potenza: questo è il regolamento! Ed ecco che l’istituto scolastico, l’ufficio scolastico provinciale, il Ministero (quanta potenza contro una famiglia) scagliano la loro risposta per difendersi da questa “ingrata” famiglia che, “con tutto quello che abbiamo fatto per loro”, ha osato tanto. Un’immagine davvero poco edificante per la nostra comunità. Una vittoria dunque della famiglia, del diritto e, una volta tanto, del più debole. La salutiamo con gioia. Un altro passo avanti per tutti noi, grazie ad una famiglia che non ha avuto paura di mettersi in gioco  per far valere il diritto del proprio figliolo e di tutti i nostri figlioli. Un bel modo per festeggiare il 2 aprile.
 

Noi però la vediamo anche come una sconfitta di tutti noi, della nostra comunità. Una comunità dove un suo figlio più debole per vedersi riconosciuto il diritto di scegliere legittimamente il proprio futuro ha dovuto rivolgersi alla magistratura per la cecità e la sordità di un’amministrazione per cui viene prima il regolamento della vita delle persone.

 

Buon 2 aprile a tutti amici

 

Fucecchio, 01/04/2018

 

Marino Lupi

Presidente Autismo Toscana onlus

La sentenza del TAR

 

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